BIOGRAFIA HABIBA
Habiba è una Tabib, che in lingua uzbeca significa guaritrice,
così come viene definita ed è conosciuta nel suo paese di
nascita, l’Uzbekistan, E’ nata e cresciuta a ovest del fiume Anchor di
Tashkent, dove un dedalo di vie, che si dipartono dall’antico mercato di
Chorsu, segna il confine tra territorio tradizionale uzbeco e gli ombrosi
viali dove si insediarono i russi. Nonostante a quei tempi l’Uzbekistan
fosse per esigenze della politica sovietica, considerato un paese ateo
e la pratica religiosa vi fosse proibita, Habiba, al compiere dei 7 anni,
dato che apparteneva ad una famiglia profondamente religiosa, si recò,
di nascosto, presso le Sorgenti Sacre di Shaykh Mardan, la Valle
degli Shaykh, luogo considerato sacro dai musulmani in quanto vi riposa
il genero di Maometto, il califfo Alì. Lì un saggio locale
le predisse il suo destino di guaritrice. “Mentre mi abbeveravo alle Sacre
Sorgenti venne verso di me un uomo anziano e mi disse: - …cara figliola
a 37 anni diventerai una Tabib – Io non capivo a cosa alludesse, e la mia
famiglia non mi diede ulteriori spiegazioni.” - Poi a 17 anni, nel
terribile terremoto del 1966 che distrusse la città di Tashkent,
una disgrazia colpì la tranquilla vita di Habiba: le morì
la madre, cosicché fu costretta ad interrompere gli studi e a prendere
marito. Sua suocera era una guaritrice e le era stato predetto che, al
compiere dei 27 anni della sua figlia prediletta, avrebbe dovuto trasmetterle
il proprio “dono”. Il giorno in cui Habiba, colei che, pur non essendo
sua figlia, per tutta la vita l’aveva amata ed onorata come madre, compie
27 anni, le conferisce il compito ed il dono di guaritrice, con una benedizione.
Ma non era ancora arrivato il suo tempo, un’altra disgrazia che le era
stata preannunciata in sogno doveva compiersi. Una notte le apparve un
serpente che lentamente divenne metà donna e la portò via,
in un bellissimo giardino con alberi di pesco. Le offrì un tamburo,
delle ossa e un mazzo di carte che lei rifiutò, allora le offrì
dell’acqua da una tazza di cristallo. In quel giardino ricevette la benedizione
dei Serpenti: ‘Da oggi noi ti benediciamo, da oggi diverrai una guaritrice.
Dovrai tenere sempre con te quanto ti diamo…’ e poi aggiunsero: ‘Noi ti
guideremo sempre… da ora in poi tu, Habiba, farai parte della Società
dei Serpenti’. Quella stessa notte, in sogno, Habiba fu avvisata dell’imminente
morte del marito. Dopo il sogno, Habiba si ammalò molto gravemente,
e nessun medico fu in grado di trovare una soluzione alla sua malattia.
Poco dopo il marito mancò improvvisamente, come predettole, e Habiba
si ritrovò ammalata, sola, con quattro figli da mantenere: “…era
molto dura, non avevamo nulla da mangiare, ma di nuovo tornò il
Serpente per ricordarmi il mio compito di guaritrice. Non gli diedi retta,
avevo troppe cose che mi assillavano ed in più, a quei tempi, era
pericoloso fare la guaritrice; quindi mi recai al lavoro e scendendo dall’auto
una donna tutta vestita di nero mi diede una spinta. Caddi e mi procurai
una contusione tale da dover mettere il gesso. Mentre ero ancora ingessata,
in sogno, iniziarono ad insegnarmi le Sure del Corano, iniziarono ad insegnarmi
i rituali che dovevo acquisire. Poi mia suocera mi disse: - Il tuo tempo
è arrivato, Habiba. Tu aiuterai molte persone. Io sono molto vecchia
e tu erediterai il mio Spirito Serpente, e lo userai per guarire’ ”. Habiba
si rassegnò alla sua sorte e accettò di seguire le istruzioni
ricevute. “…iniziarono a venire le persone, a volte fino alle due di notte,
tanto che i vicini mi denunciarono, ma in qualche modo i poliziotti
non riuscivano a giungere fino a me. I miei protettori, Ivan Ugodnik, i
Cigni, i Serpenti, tutti i Profeti e le Madri Sante non hanno permesso
che la mia missione si interrompesse. La mia tradizione di guarigione deriva
dal grande Maestro Sufi Bahaudin Naqshbandi: ogni anno vado in pellegrinaggio
vicino a Bukhara, a rendere omaggio alla tomba sua e a quella di sua madre,
per potenziare e purificare i miei Spiriti…è un luogo sacro, una
piccola Mecca che ci ricorda che la vera direzione nella vita è
il nostro cuore. Quando visito questo luogo sacro io acquisto molta energia:
sono potenziata dalla benedizione dei miei Maestri. Tante persone vengono
da me chiedendo aiuto. E io ricordo loro che chi apre il proprio cuore
a Dio è guarito: questo è il primo passo, ed è molto
importante. Poi questo seme potrà svilupparsi in una fede più
solida, fede in Dio, nel Suo potere, che porterà ad arrendersi al
Suo amore e alla Sua compassione. Negli anni ho compreso che questo è
il segreto della guarigione.”