TUVA
IL TERRITORIO E LA SUA STORIA

La repubblica di Tuva con una superficie di 170 mila kmq conta 308 mila abitanti, che appartengono a 73 diverse nazionalità, di cui 99 mila sono tuvini.Kyzyl, la capitale della repubblica tuvina, si trova al centro geografico dell’Asia; è stata fondata nel 1914 alla confluenza di due affluenti del fiume Jenisej: lo Kaa-chema e il Bij-chema.Tuva confina a nord e nord-ovest con la provincia di Krasnojarsk e con la repubblica di Chakassija, a nord-est con la repubblica Buriata e con la regione di Irkutsk, a est e a sud con la Mongolia e a ovest con la regione dell’Altaj.Il clima è di tipo continentale e la regione è considerata montuosa per la presenza sull’80% del territorio di montagne che toccano frequentemente i 3000-3500 metri. La punta più alta si trova all’interno del massiccio del Mongun-Tajga (montagna argentata) e raggiunge i 3976 m.
Nel territorio della Repubblica tuvina nasce il fiume Jenisej, uno dei più grandi del nostro pianeta e vi sono all’incirca 400 laghi, molti dei quali sono di origine glaciale.Tuva si può considerare come una grande riserva naturale: vi sono più di 1500 specie di piante, 240 tipi di uccelli, inoltre vi si trova una grande varietà di specie animali: lo scoiattolo dei Sajani, la lince, il ghiottone, lo zibellino, il castoro, lo yak e il cammello.Tuva è famosa anche per le acque curative che sgorgano calde dalle sue sorgenti e per i suoi fanghi, sono famose località termali Ceder e Usc-beldir e le rive del lago Dus-chol. Un luogo unico al mondo, per la sua natura intatta, è la depressione di Ubsu-Nurskaja, è diventata, infatti, da diversi anni, oggetto di studi e di ricerche da parti di studiosi che giugono da tutto il mondo. Il suo territorio è abitato sin dal neolitico, dell’epoca del ferro è stato fatto un ritrovamento eccezionale: la famosissima pantera d’oro, che si trova nella collezione dell’Ermitage a Sanpietroburgo.E’ intorno al VII secolo, nel momento in cui questa regione rientra nell’orbita del kaganat turco, che inizia una prima trasformazione nelle popolazioni nomadi che diventano agricoltori stanziali, dedicandosi all’arte della metallurgia. Di questo periodo sono i ritrovamenti di libri incisi nella pietra e di ben 84 stele.E’ questo anche il momento in cui Tuva passerà sotto il dominio della tribù degli Ujguri che erigeranno un sistema di difesa costituito da mura e valli. Uno di questi ancora esistente e famoso, benchè oggigiorno sia nascosto dalle acque della diga di Sajan-Susceskij, è conosciuto come "la strada di Gengis Khan" e si trova a nord-ovest del paese. All’inizio del IX secolo con l’aiuto dei Kirghisi Tuva riuscirà a liberarsi degli Uiguri per entrare nella sfera d’influenza altajka e kirghisa. Nel XIII secolo dovrà arrendersi all’Orda di Gengis khan e nel 1700 alla dinastia Manciù, dalla quale si affrancherà solo nel 1912 grazie all’azione di rivolta, a fine ‘800, di 60 bogatir (così sono chiamati i cavalieri nella tradizione russa), conosciuta storicamente come "Aldan Maadyr", che sarà determinante per far nascere una coscienza etnica all’interno del popolo tuvino.Il resto è storia recente, nel 1914 Tuva diventa un protettorato russo, vive il travaglio della rivoluzione sovietica, fino a quando nel 1921 viene riconosciuta, per la prima volta nella storia di questo popolo, la Repubblica popolare di Tuva. Questo significò per Tuva, da un lato l’allontanamento dei cinesi, la repressione del lamaismo, la distruzione dei templi buddisti e dall’altro aiuti economici e progresso in campo culturale sopratutto per la massiccia alfabetizzazione, non ultima la creazione di una lingua scritta tuvina.
 


TRADIZIONE E RELIGIOSITA’

Tuva, grazie alla sua conformazione geografica che la rende isolata dall’alta barriera delle montagne Sajan, si è ritrovata a essere in disparte rispetto alle grandi vie commrerciali dell’antichità, e questa situazione si è perpetuata sino a tempi non molto lontani, in quanto era una Repubblica Sovietica chiusa ai visitatori. E’ stato questo isolamento millenario a conferirle la sua magia e il suo fascino intatto. Tuva è una terra in cui lo sciamanesimo si è conservato allo stadio originario ed in cui il popolo sente ancora molto forte la tradizione e ne rispetta i culti ed i riti. Tutto il popolo tuvino festeggia l’inizio del nuovo anno, shagaa, in base al calendario lunare ed in compagnia di uno sciamano che può predirre gli avvenimenti dell’anno che deve venire. Tutti i tuvini al mattino si alzano e fanno offerta di thè salato con il latte ai loro Spiriti, affinchè li proteggano durante la giornata. E’ così che i gesti quotidiani penetrano, con la forza che gli imprime la tradizione, nella sfera spirituale.La montagna Chairakan, dove dimora l’Orso Protettore, è conosciuta e venerata in tutta Tuva, ed ogni sciamano le si rivolge durante i riti per ottenere la sua somma protezione ed il suo aiuto.Sono tanti i rituali che gli sciamani devono celebrare: il rito del Sole Rosso, che si celebra in autunno quando bisogna scegliere il luogo migliore dove innalzare la  yurta per svernare e invocare protezione sulle mandrie e sul clan, le kamlanie che si officiano per la purificazione o per accompagnare i defunti, al 7° e 49° giorno dalla loro morte, nel mondo ultraterreno.Il rituale del 7° giorno si chiama rituale dell’anima grigia. Lo sciamano incontra l’anima del defunto e questi gli riferisce la causa della sua morte e se ci sono delle offese da placare. Al 49° giorno si celebra il rituale dell’anima principale, la pratica è molto spaventosa perché bisogna accompagnare l’anima nel regno dei morti facendole offerta di tabacco e distillato di latte, aragaa. Gli sciamani di Tuva hanno lignaggi diversi: ci sono gli sciamani celestiali, quelli che provengono dalle sirene della steppa o della taiga, ci sono gli sciamani delle acque e quelli che derivano dagli spiriti dei demoni. Tutti loro hanno un compito comune: aiutare le persone. Per fare questo si servono del linguaggio segreto degli animali, del canto diafonico, khoomei, del tamburo e del viaggio estatico, della fumigazione con il ginepro della taiga, artish. Ogni sciamano si considera quale continuatore dell’eredità e della vita dei propri padri e nonni, per cui il suo ruolo spirituale, nel rispetto della tradizione, è quello di onorare gli Spiriti degli Antenati, gli Spiriti protettori della Terra, benedicendo i luoghi, i clan e le famiglie, affinchè ogni figlio sia pronto e degno ad abitare la terra dei propri Avi.
 


AI-TCHOUREK OJUN (CUORE DI LUNA)

Ai-Tchourek (Cuore di Luna) è nata a Tuva, nel centro dell’Asia. La notte in cui venne alla luce si scateno' un violento temporale, ma nel momento in cui si udi' il suo primo vagito, gli elementi si placarono e apparve la luna. Il padre che era abituato a passare notti intere nei boschi, in balia della furia degli elementi, vide in questo, un segnale divino e decise di chiamarla Cuore di Luna.Ben presto la piccola Ai-Tchourek inizio' a giocare con gli spiriti delle anime che popolavano il cimitero del villaggio, a correre dietro al vento suo amico per parlare con lui. La madre guardava crescere la figlia con apprensione anche se la lasciava libera nei suoi giochi e nelle sue avventure con questo mondo fantastico. La madre come le sue otto leggendarie sorelle era una grande sciamana e apparteneva alla potente stirpe degli Sciamani Celestiali, ma nell'Unione Sovietica di allora, gli sciamani erano perseguitati, trattati come ciarlatani,, ubriaconi, visti come la feccia della societa'.La madre morì prematuramente e quando Ai-Tchourek cominciò a manifestare segni piu' evidenti della sua diversita', i familiari si spaventarono, temendo delle rappresaglie da parte del Partito e la mandarono a vivere in Russia, dove trascorse nove anni studiando e lavorando. Gli anni vissuti li' furono molto difficili, le voci l'assilavano in continuazione, gli spiriti le si manifestavano anche di notte. Era priva di qualsiasi sostegno morale, abbandonata completamente a se stessa, mentre si faceva sempre piu' chiaro nella sua mente di aver ereditato il dono di sua madre.Poi arrivo' la perestrojka e Ai-Tchourek pote' ritornare a Tuva. Certo anche li' la vita non era facile. L'atmosfera della citta' era pesante e cosi' Ai-Tchourek si rirtiro' a vivere nella taiga dove in completa solitudine, a contatto con le forze della natura pote' sviluppare le sue facolta' sciamaniche.Quando, nel 1993, si tenne a Kyzyk il Primo Congresso Internazionale di Sciamanismo, Ai-Tchourek vi partecipo', e seduta tra il pubblico, ascoltava i racconti di altri sciamani che erano cosi' simili alla sua esperienza di vita, ma ad un certo punto… "…mi sentii trascinare, da una forza invisibile. Salii sul palco, presi un tamburo che qualcuno mi stava porgendo e iniziai a battere. Io stessa non capivo cosa mi stesse succedendo, non avevo mai suonato un tamburo in vita mia, non l’avevo neanche mai toccato. Appena eruppero i primi suoni la realtà si scompose come tanti immagini riflesse nello stesso specchio. Scorgevo la gente, laggiù in platea, come in un mondo lontano, tutto si era improvvisamente allontanato verso il basso, erano tutti lontani ed irraggiungibili; poi c’ero io, lì sul palco, come in un mondo ovattato, dove non percepivo alcun suono a parte la voce del tamburo e il mio essere e quello del malato, lì di fronte a me, sul pavimento. Di colpo vidi una miriade di vermi avvolgerlo e camminare sul suo corpo, guardavo la folla giù, era troppo distante, non poteva aiutarmi, guardavo lui e lo vedevo in preda al male di quei lunghi vermi orrendi. Non sapevo più che fare, battevo battevo sul tamburo e poi gridai: " Sono Ai-Tchourek, delle Nove Donne del cialama', aiutatemi!" Di colpo la volta del teatro si aprì, vedevo il cielo, vedevo un mondo superiore, i fumi di artish salivano alti, il blu veniva avvolto da una nebbia profumata. Ero stordita, lì nel teatro vedevo il cielo, l’azzurro, quel mondo al di sopra. Di colpo la visione cambiò, la nube di fumo si diradò e vidi apparire tre donne. Erano bellissime nelle loro vesti lunghe e preziose, dalle tinte delicate. Erano sedute immobili e mi guardavano, il loro viso era luminoso e il loro sguardo era penetrante. Sentii una forza enorme invadere la mia testa e penetrare attraverso il mio corpo ed il mio braccio, ripresi con più potenza a battere sul tamburo. Capivo confusamente, io sciamana celestiale, io che dominavo gli elementi, io che venivo aiutata dal tuono. Il suono del tamburo era sempre più forte. Guardavo verso l’alto, loro erano lì, mi guardavano protettive. Guardavo di fronte a me e vedevo i vermi che velocemente si allontanavano dal corpo di quell’uomo e andavano in giù, si rifugiavano verso quel mondo basso, sotterraneo. A quella visione rivolsi il mio sguardo verso l’alto per cercare la loro approvazione. Non c’erano più, se n’erano andate, la volta del teatro si era richiusa, i mondi si erano magicamente ricomposti. Guardai ancora una volta verso l’uomo che giaceva supino a terra. Si era alzato a sedere, i vermi l’avevano lasciato. Gettai un grido e svenni." Il professor Kenin Lopsan, responsabile del Museo Etnografico di Tuva "Aldan Mandir", nonche' grande fautore della conservazione e della rinascita dello sciamanismo tuvino, dopo questo episodio la insignì del titolo di "Grande Sciamana". Negli anni la missione di Ai-Tchourek si è rivelata fondamentale per il sostegno dato al processo di ricostruzione dello sciamanesimo tuvino e per la diffusione e la conoscenza delle tradizioni e della cultura del suo popolo in Occidente. In Italia, dove opera da diversi anni, ha edificato, in Valle d’Aosta, l’unico altare sciamanico Ovaa al di fuori della sua patria. Attualmente è a capo del "Tos Deer", Associazione Sciamanica Tuvina. Durante il suo soggiorno italiano sono tanti gli insegnamenti di cui Ai-Tchourek ci ha fatto dono, ma ogni persona, durante gli incontri, ha fatto tesoro della sua capacità di trasmettere forza in ognuno di noi obbligandoci a prendere consapevolezza di quello che è il talento che ci è stato destinato dalla sorte. "Ogni persona ha ricevuto il suo dono, il suo talento ed io, come sciamana, devo riconoscerlo ed aiutarvi ad aprire la strada rispetto a questo talento, affinché ognuno di voi possa metterlo a frutto nel migliore dei modi." In Italia, ci sono fiori nuovi, erbe nuove, montagne sconosciute, acque misteriose per Ai-Tchourek, che le hanno dato la possibilità di entrare in contatto con gli Spiriti della Terra italiana e di arricchire la sua conoscenza di questo mondo sottile.
 


CURIOSITA’
L’UNIVERSO DEL NOMADE : LA YURTA

La dimensione nomade delle popolazioni di queste aree, porta l’uomo della steppa a vivere indissolubilmente legato alla natura, penetrando la sua più profonda dimensione spirituale: emblema di questo legame totalizzante è la dimora del nomade, la tenda.Chiamata gheer presso i Mongoli e yurta presso i tuvini, la casa del nomade è estremamente pratica e funzionale, facilmente smontabile e trasportabile, è un riparo sicuro e solido, adatto alle loro dure condizioni di vita. E’ sempre orientata con la porta a sud per cui funziona anche come orologio astronomico, in base alla posizione in cui penetra il sole all’interno della tenda, attraverso il foro centrale, si può determinare l’ora.Ma la yurta nasconde un altro mondo, appena si apre la piccola porticina e si attraversa la sua soglia si viene proiettati immediatamente in un mondo magico dove ogni oggetto, ogni suppellettile, il fuoco e la posizione che vi si occupa segue un ordine simbolico preciso, immutato nel corso dei secoli.Il Sacro Fuoco centrale, a cui tutti sono legati con invisibili raggi che si proiettano verso il centro, rappresenta il mondo antico, la nostra memoria, i nostri Antenati, per cui è degno di sommo rispetto e da omaggiare con offerte di cibo sacro.Ma la yurta contiene all’interno la rappresentazione stessa dei legami tra il cosmo, il tempo e gli esseri umani. Vi è una precisa relazione tra gli animali dell’oroscopo orientale, la disposizione delle masserizie e la distribuzione dei posti a sedere all’interno della yurta.A nord di fronte alla porta è dislocato il topo, simbolo del raccoglitore, per cui in corrispondenza del topo vengono posizionati i bauli che contengono i tesori della famiglia ed è proprio lì vicino ai tesori che siede l’ospite più l’anziano, colui che è degno di sommo rispetto.Poi è la volta del serpente, il luogo dove sedevano i servitori, se si era in una famiglia abbiente o dove si mette seduta l’ospite donna, quella che come i servitori porta le novità, i messaggi, i pettegolezzi del mondo esterno.In corrispondenza della porta è rappresentato il cavallo, simbolo dell’animale che anticamente compiva tutti i lavori e a cui erano affidate anche le possibilità di comunicazione, visto che ci si spostava essenzialmente a cavallo. Quindi la porta è la rappresentazione del lavoro e dei rapporti con il mondo. Di seguito si trova la pecora simbolo della ricchezza e della fertilità, infatti proprio in sua corrispondenza vengono appesi i capi che sono stati sgozzati.Poi troviamo la scimmia, simbolo della capacità lavorativa ed infatti proprio lì è il posto in cui vengono appesi i finimenti dei cavalli e gli attrezzi per la sellatura. Dopo c’è il gallo dove in genere siedono i forestieri o gli ospiti di passaggio, che come il gallo si alzano all’alba per proseguire nel loro cammino. Di seguito si trova il cane simbolo dell’abbondanza e della proprietà, infatti è proprio il cane a difendere la proprietà e in sua corripondenza vengono conservai i sacchi che contengono il raccolto dell’anno, gli indumenti e le coperte. In ultimo troviamo il maiale, simbolo dei prodotti della natura, i tuvini in quanto cacciatori si nutrono di carne, per cui quello è il posto dove conservano le armi da caccia, appendono la cacciagone ed espongono le pellicce.Nulla è dunque casuale nella disposizione delle masserizie e rispetto al posto riservato agli occupanti nella yurta ma corrisponde ad un antico ordine immutabile che è tutt’oggi rispettato, segno non solo della tradizione, ma di un modo molto presciso di interagire con il cosmo.